Dico di loro

copertina libro

Con una grazia inutile
di Sergio Calzone
(Robin Edizioni, pp. 318 Euro 15,00)

Il romanzo di Sergio Calzone «Con una grazia inutile», ambientato in Francia e diviso in tre parti, inizia il 7 gennaio 1961 (giorno che precede il referendum per l’autodeterminazione dell’Algeria) e si conclude l’11 settembre dello stesso anno.
Nei circa nove mesi narrati offre l’opportunità di vedere e assaporare, grazie anche a un linguaggio che si intuisce volutamente d’epoca, la provincia francese, con i suoi piccoli centri, i bistrot e altri luoghi ameni, con gli occhi di Henri Regard, un viticultore di Gigondas. 

Con lui ci appassioniamo a Mathilde e trasgrediamo, con lui attraversiamo il periodo storico di quella Francia e oscilliamo tra illusioni e rimpianti, tra verità e menzogna. Henri, quindi, è il protagonista indiscusso della storia e il suo ruolo preminente è evidenziato dalla scelta dell’autore di utilizzare la terza persona soggettiva; per questa ragione i pensieri, le emozioni e le sensazioni dei personaggi che agiscono nella vicenda si immaginano mediante le interpretazioni che Henri dà delle loro azioni. Nella seconda e nella terza parte la lettura dei diari di Michèle, la madre di Henri, da parte del figlio propone un altro punto di vista; i tempi cronologici si modificano con una serie di flashback che conducono al periodo della Seconda Guerra mondiale. Pertanto ritornando indietro, in una sorta di regressione psicoanalitica, l’intimo più segreto dei personaggi si rivela palesando paure, tradimenti e rancori vecchi e nuovi.
Sebbene qualche descrizione e qualche similitudine appaiano un po’ insistite la scrittura è avvolgente e invita ad arrivare alla fine.
«Con una grazia inutile» è il secondo romanzo di una trilogia, il primo a essere pubblicato. Attendiamo gli altri.
 

F. R. Russo

copertina del libro Gate 22, il domani altrove 
di Pierpaolo Rovero e Stefano Frassetto
(Edizioni Pavesio Torino, pp. 62, € 16,99)

Aprendo «Gate 22» ci troviamo di fronte a un vero e proprio romanzo a fumetti la cui storia è stata pensata e scritta da Stefano Frassetto e da Pierpaolo Rovero; quest’ultimo si è occupato anche dei disegni. 
La vicenda prende l’avvio nel 1982 e si conclude (ammesso che questa sia l’intenzione degli autori) in un periodo successivo al 2000. Il corpo centrale, però, quello caratterizzato dai maggiori accadimenti, è concentrato a Parigi nei giorni che vanno dal 20 al 30 dicembre 1999. È nella Ville lumière, difatti, che s’incontrano il canadese Nick Lejune e Senait, una ragazza di colore. I due sono i personaggi principali della storia che, raccontata in modo originale e gradevole, tra spiritose invenzioni e opportune riflessioni, mostra soprattutto come si può raccontare mediante il disegno.
Tavola dopo tavola accompagniamo i protagonisti, che in qualche occasione hanno visi privi di naso, occhi, labbra, mento, oltre che nello Zig Zag Café anche per le strade di Parigi: quelle delle banlieues e quelle patinate, da cartolina. Alcune tavole sono prive di parole; bastano a se stesse così. Nella narrazione, così come nelle inquadrature, c’è un richiamo, dichiarato pure dagli autori, alla commedia americana, in special modo a Billy Wilder.

F. R. Russo

copertina del libro

Esoterismo e studio di sé nel romanzo «Il padrone di casa» di Alberto Samonà 
A novembre in libreria per le Edizioni Robin di Roma pagg. 126, € 12,00

Esoterismo e studio di sé sono al centro del romanzo Il padrone di casa, scritto dal giornalista Alberto Samonà e in uscita in libreria a novembre per le edizioni Robin di Roma. L’autore affida la narrazione ad una scansione temporale di dodici mesi, contrassegnati, ciascuno, da una lettera che il protagonista, un uomo sui quarant’anni, scrive ad un’amica lontana. 

L’uomo cerca risposte e pone le proprie domande alla donna, ma la destinataria delle lettere resta sempre in silenzio, mentre un ritmo circolare, evidenziato dalla mancanza di una risposta, contrassegna lo scorrere del tempo. Un anno. Dodici mesi. 

Nella vita ordinaria e nella normalità dell’esistenza metropolitana. Nelle pagine del libro, l’estensore delle lettere è “dipinto” come un intellettuale, da tutti ritenuto un uomo di cultura specializzato in studi e ricerche esoteriche, il quale, però, ad un certo punto, si rende conto di non avere fatto altro, nell’arco di tutta una vita, che pavoneggiarsi nel proprio ambiente e nei salotti letterari che frequenta con successo grazie alla competenza culturale che egli possiede. A porre il protagonista di fronte alla propria condizione di “deserto spirituale” è una brusca esperienza, in grado di scatenare nel suo essere una reazione, di certo meccanica, ma talmente forte da scuoterlo. E il libro incomincia proprio nel momento in cui il protagonista si rende conto che le pur vaste conoscenze acquisite nel dominio esoterico non sono sufficienti a trasformare se stesso e che, partecipare a dotti convegni o pubblicare libri interessanti, non lo libererà dal sonno nel quale è immersa la propria vita. Le dodici lettere che il protagonista scrive all’amica, apparentemente semplici resoconti di vita ordinaria, in realtà è come se fossero le tappe di un simbolico viaggio interiore, o comunque, attività preparatorie al compimento del viaggio stesso. 

La donna resta muta per tutto il libro, fino a quando, forse, si può incominciare a sentire la voce del “padrone di casa”, il solo in grado di mettere ordine fra le mille altre voci che convivono nell’autore delle lettere. 

CRONACALIBRI
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