"Io sono vivo soltanto quando avverto l'eternità"
Pierre Drieu La Rochelle
Sabato 4 giugno 2011 alle ore 18,00
10 Edizione Fiera del Libro di Imperia
NIKI Bar Via Cascione 88 Imperia
Incontro letterario con lo scrittore Francesco Rodolfo Russo
Presentazione del romanzo Il nome del padre - Giancarlo Zedde Editore
Dialogherà con l'autore Loredana Pennone
Giovedì 19 maggio 2011 alle ore 18,00
Libreria UBIK Corso Italia 116/ R Savona
Incontro letterario con lo scrittore Francesco Rodolfo Russo
Presentazione del romanzo Il nome del padre - Giancarlo Zedde Editore
Introduce Loredana Pennone
Io non sono dio
Era a letto, invaso dall'insonnia. Qualcosa gli impediva di dormire: era la memoria che lo conduceva per le vie intricate del passato.
Chiuse gli occhi e provò ad allontanare i pensieri.
Mille volti gli precipitarono addosso. Ognuno però, deformandosi, dissolveva per lasciare il posto al successivo.
Riaprì gli occhi.
Decise per un solo volto, quello che non era apparso.
Cercò di ricostruirlo, fu un fallimento. Pure aveva amato Marie. Con lei aveva creduto di vivere dei momenti magici. Come aveva potuto dimenticare? Senza un motivo preciso, si sforzò d'immaginarla mentre scendeva dall'auto, che lui aveva sempre considerato troppo angusta per lei, e la vide incamminarsi verso un'erboristeria. Il corpo deambulava, ma era privo di testa.
Nel pomeriggio, un vecchio amico di entrambi gli aveva parlato di lei.
Era questa la ragione che l'aveva indotto a pensarla?
Ebbe un senso di vuoto.
L'amico aveva narrato vicende recenti, ma egli non rammentava che cosa avesse riferito.
Si girò nel letto e avvertì l'inconsistenza del pensiero. Era vacuo come Marie, come lui.
La doppia situazione, la mentale e la contingente, gli procurò un'intollerabile angoscia fisica.
Ora, come era accaduto nel pomeriggio nei confronti dell'amico, dedicava a se stesso un sorriso idiota.
Con impresso lo stesso sorriso pensò che non gli importava niente né dell'amico né dei suoi racconti e neanche di Marie della quale, tuttavia, intendeva rievocare il viso. Voleva rammentarlo per principio, per dimostrare di non essere invecchiato. Desiderava ricordarlo per conficcarlo sul corpo di quella donna che un tempo era stata la sua compagna.
Niente!
Si ostinava a ricostruirlo, ma ogni sforzo era vano.
A un tratto, gli parve di ricordare che la donna avesse i capelli biondi.
Forse era così; si mostrò indulgente con se stesso sostenendo che, se non ricordava, probabilmente non era mai esistita. L'assenza di fotografie, che pure rammentava d'aver scattato, pareva la testimonianza probante dell'inconsistenza della donna.
Gli scatti, effettivamente c'erano stati, ma senza pellicola.
Era un segno? Probabilmente sì.
Marie forse era solamente un nome affibbiato a un corpo inanimato.
Anch'egli era un corpo privato dell'anima se si avvertiva altrove: accanto all'amico nel pomeriggio, per le strade in cerca.
Com'era Marie?
Verosimilmente alta se l'aveva immaginata costretta nell'automobile.
Sorridente?
Simpatica?
Non ricordava.
Erano mai stati al mare?
Gli parve di sì. Anzi gli sembrò di rivedersi su una spiaggia.
Quante volte c'erano stati?
Non ricordava.
Nel pomeriggio l'amico aveva parlato di Marie.
Lui, sempre idiota, aveva annuito.
Adesso non ne ricordava il motivo.
Non gliene fregava niente.
Desiderava dormire.
"L'assoluta esattezza è prerogativa di Dio", pensò.
La zoppia della memoria che l'aveva costretto a vagare nel tempo poneva termine alle finzioni concettuali e alla metafora dell'insonnia, che cela l'impossibilità di abbandonarsi all'oblio.
Marie, chi era costei?
Chiuse gli occhi e il sonno lo ristorò, finalmente.